
In questa raccolta di critiche pittoriche su Mario Russo, troverete le interpretazioni di autorevoli voci del mondo dell’arte. Attraverso le loro parole, l’opera pittorica viene letta, sentita e vissuta in profondità.
“… La concezione dell’arte come esperienza vissuta, la definizione del sentimento come modo di conoscenza, divengono lirica della sensazione, costituendo il nucleo essenziale nel quale si condensa la specifica originale fluorescenza interpretativa. La funzione costruttiva è dato oggettivo, che Mario Russo evidenzia quale motivo ad essere esperito o vissuto come spazio unitario, in cui non è possibile alcuna gradazione o classificazione, ma soltanto un perfetto ed armonioso ragguaglio di tutti i valori.
Il contenuto, la forma descrittiva, i rapporti strutturali delle sequenze tonali, evocano un’esperienza che permane nell’essere, nel subconscio, rendendo l’emozione subitanea provata di fronte al vero, in una specifica e singolare condizione profonda.
L’atmosfera e la spazialità sapientemente create da Mario Russo, non assumono un atteggiamento contemplativo, bensì una visione pratica, dinamica ed affettiva, quale quella che suscitano le persone, le cose ed i luoghi con cui si ha a che fare quotidianamente.
La comunicazione risulta diretta, persuasiva, e l’interpretazione diviene espressione del significato culturale della sensibilità d’animo, dell’impegno, nella subitanea affermazione ed interpretazione dei pensieri e delle aspirazioni di un’epoca, della quale l’artista è l’autonomo interprete.
Con stile agile e raffinato, Mario Russo suggerisce, insieme con il pensiero, con il concetto, la definizione delle forme interpretative, i colori e le sensazioni delle originali atmosfere, quali principi di un innovativo tono e struttura formale, che abilita il segno di un’arte superiore…”
(Enzo Bottazzi).
“Con Mario Russo incontriamo un artigiano dell’arte; in lui l’elemento artistico del fare poetico e pittorico emerge evidente, riaccostandoci all’etimologia classica del termine “poesis”, che in greco vuol dire appunto “fare”. Un’opera, la sua, cesellata con cura, rime alternate, rappresentazioni chiare, omofonie interne. La sapienza tecnica raggiunge il virtuosismo, grazie a strofe omologate non solo dall’isometria ritmica e sillabica, ma anche dalla equiparazione della misura visiva come appunto la sua pittura.”
(Rosanna Favilla).
La pittura di Mario Russo nasce da creatività e freschezza. Napoli gli ha regalato condizioni, materiali e culture tali da esprimersi in evidente solarità. La straordinaria ricchezza culturale della città partenopea ha fatto raggiungere una precisa coscienza di quello che vuole esprimere nella sua pittura: il significato profondo dello spirito mediterraneo in grado di trasformare le proprie visioni soggettive in autentici valori estetici di luce e colore
(Guido Nisci).
In Russo Mario, vita e colore, sentimento e tono, sono i binomi caratterizzanti la propria arte figurativa, la quale si realizza attraverso la semplice ed efficace organizzazione dei vari elementi che, interagendo in maniera interdipendente, generano una comunicazione visiva una chiarezza di lettura incontrovertibile. Direzionalità, profondità, dinamicità e staticità ritmo-tempo producono un movimento espressivo generante organicità e ordine, impulso sentimentale e trasporto.
Le tecniche pittoriche utilizzate in queste opere, l’olio e i pastelli dimostrano una sufficiente conoscenza degli strumenti e dei materiali pittorici che sembrano partire da una sedimentata esperienza tattile e visiva che permette alle mani del pittore di riconoscere le qualità materiche del colore e all’allenata consuetudine dell’occhio distinguere toni e valenze luministiche che consentono un uso corretto degli strumenti per tradurre le immagini in forme.
Le diverse relazioni di queste attitudini ordiscono, nelle opere di Russo una chiara percezione della solitudine, innestandosi per quasi “vocazione”, più che per coincidenze degli ambienti “descritti”.
Gli accadimenti cromatico-strutturali, dove prevalgono le luminosità de “L’azzurro…parola nuda, sola nel silenzio del cielo”, inseguono una ricerca che tenta di scongiurare il presagio di non essere che «un’ombra», «Nuvole », “La condizione umana” e di non riuscire a diventare «sostanza», muscoli, nervi, tendini, imperiosità della “Tigre”.
I codici espressivi di Russo, sono costantemente richiamati ad un accredito e ad un intreccio di “segni”, simboli, ed emozioni. Il simbolico ed il magico della “maschera”, dell’antica “Idria” solo apparentemente contrastano con il richiamo del sacro e liturgico dei “vasi degli olii sacri”, del “Calice”, del “Vaso d’Argento”: il rosso drappo dello sfondo, i tenui fiori che contiene, il Sangue di Gesù.
E anche l’assenza di mitologia, la mancanza di simbiosi che contraddistingue la “finitezza” figurativa di “Estate”, pare evocare la fugace apparizione del lontano vitalismo mitologico della benevola, rigogliosa e amichevole Demetra (la fecondità della terra/la rigogliosità dei colori che ricompensa il lavoro dell’uomo/la solitudine dell’artista).
Il linguaggio di queste opere rappresenta, infatti, una lunga e geologica metafora della solitudine e nel contempo un disperato tentativo di conquista, di “partenza” da essa. Ma nessuna vera consapevolezza, nessuna conoscenza senza inganno, si sa, è facile e comoda conquista, viaggio. “Il viaggio è così lungo che dovrò morire di fame (solitudine) se non trovo nulla nella vita. Nessuna provvista mi può salvare. Per fortuna è un viaggio veramente straordinario”.
(Luciano Longobardi)
Mario Russo decanta la ricerca dell’anima in opere che scrutano le forme e i colori nella stessa misura ricettiva. L’Io ed il Sé si amalgamano reciprocamente nella rievocazione soggettiva del contemplatore attento, assorto nei ricordi messi in campo da idee assolute, condivise ed universali. Il punto di convergenza guida l’osservatore ad una catarsi finale per mezzo della quale la teatralizzazione del mondo viene sdradicata nelle sue fondamenta consentendo allo spirito di trovare piena espressione fisica.
(Andrea Taricco).
Visitando il sito web del maestro, e osservando attentamente le sue opere pittoriche, si può percepire artisticamente diverse tipologie di correnti artistiche: si va dal surrealismo contemporaneo, all’astrattismo e una ricerca di flora e fauna, temi sul sacro e profano e soprattutto si intravede una carica espressiva del colore, quella straordinaria cromia gioiosa, allegorica di sentimento dolce e ricco di amor proprio. Il figurativo che sia animale o umano tocca il sacro pathos religioso naturale, di ferocia animalicità e di fierezza felina. Astrattismo, figurazioni ipergalattiche, opere floreali sono una miscellanea di espressioni cromatiche, surreali e oniriche. Opere artistico-pittoriche che toccano l’animo umano sensibile ed esteriormente suscettibile all’arte.
(Fulvio Leopardi)

