Cavallo solitario sul crinale – Passo lento, racconto poetico di Mario Russo

Arrivò sul dosso di quella parte della montagna quasi al tramonto perché si era forse perso. Si girò e l’istinto gli suggerì che là davanti si estendeva la verde pianura dell’altopiano. Le narici gli si dilatarono quando emise uno sbuffo per distrarre la pena che lo avvolgeva. Guardò con i suoi occhi stanchi di lato, lassù la memoria gli ricordava che doveva esserci il costone innevato. Era fermo e quella sua figura si stagliava in una fierezza raccolta, pallida ardeva nell’intensità di quegli ultimi attimi. Lo avvertiva. Un lento flebile lamento gli impediva di muovere e liberare la sua antica forza ormai consumata. Adesso erano solo fredde movenze che nessuno vedeva e sentiva. Era vecchio e il suo passo lento glielo ricordava smorzando ad uno ad uno quelle oscurità che improvvise lo imprigionavano.

Quante volte aveva portato là il branco nei pressi di quelle rocce dove le acque scorrenti e diramanti in tanti torrenti e ruscelletti pieni di ciottoli, di gioiosi saltelli… dividevano e univano i raggi del cuore… quelle sorsate a riposo… gli scalpitii dei puledri… era assalito dalla memoria. Lo affollava. Il cuore aumentò i palpiti per i diversi canti che gli giungevano.

Scrollò la testa ed il suo collo roteò insieme agli ondeggiamenti della criniera. Erano brillanze di ricordi truccati dalla morte che in silenzio gli si accostava. Ebbe un vacillamento ma si riebbe per le folate improvvise del vento. Le conosceva bene.

Gli correvano intorno scolpendo quella vecchia alta statura. S’intrufolavano nei brividi di quella che era stata in passato la sua corporatura forte e agile e che adesso ad ogni ora del giorno mutava con i cambiamenti della luce consumandosi, consumandosi…

Il vecchio baio lasciava che il vento penetrasse lungo quel pelo corto e non più morbido affinché avvertisse il mormorio della vita che lo stava lasciando. Le sue labbra, carnose e mobili, di tanto in tanto, s’allargavano e si chiudevano per serrare silenziosi nitriti che gli salivano dal cuore. Quel suo vecchio cuore come aveva battuto, quanto, tanto insieme alle sue corse. Coriandoli di ricordi che lo avvolgevano là davanti. Quella “scalata” l’aveva voluta per trascorrere gli ultimi istanti…

Per questo aveva deciso di salire lassù.

Era di faccia al sole e ogni solletichìo di luce era adesso più caldo.

Da quell’altura la sua debole vista voleva dominare quel vasto territorio che era stato suo. Quante volte aveva corso intrepido insieme agli altri cavalli, insieme alle sue femmine.

Quell’enorme distesa verde la conosceva bene.

Quante volte la sua forza, la sua razza s’era mescolata all’aria in folli corse, in virate improvvise, in giochi inventati ubriacando e capovolgendo l’aria Più in là, a ridosso della montagna, iniziava il vasto e misterioso bosco. Tante volte era stato rapito dal profumo delle tenere erbe e dalle fragole selvatiche, dai suoi silenzi e dagli improvvisi e misteriosi rumori. Là erano nati e cresciuti in vigore i corteggiamenti, gli amori. C’era poi… quel brillante serpeggiare del fiume… e quelle emozioni gli portarono un nitrito che si perse nell’aria e nella nitidezza del ricordo che si proiettò oltre il profilo della vita. Gli sfuggiva. Lo lasciava.

Ancora nitrì e istintivamente capì che fu l’ultimo.

Vecchio cavallo a terra – metafora finale nel racconto Passo lento

Scalpitò, alzò la zampa e più volte batté sul terreno. Scrollò la testa, la criniera scosse tutta la fatica accumulata. Era finito. Non voleva perdere. Udì qualcosa che gli arrivò da lontano, davanti agli occhi gli passò una corsa… ebbe un affanno improvviso, una lacerazione sorda lo investì. La vista gli si annebbiò e barcollò. Cadde in avanti. Si piegò su un lato e si lasciò andare.

Nelle orecchie l’eco di quell’ultimo galoppo… chiuse lentamente gli occhi e uscì dal buio che lo aveva avvolto.

Il vento trasportava e frammentava momenti vagando nel silenzio naturale tagliato soltanto da sussurri e segreti che incessanti bussavano all’anima della natura. Erano infiniti approdi e partenze. Echi della visione totale della vita.

Martinsicuro, 12 settembre 2010

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